Oggi vi parlo di un libro


Namasticazzi, la vita ha tanto da dare

Oggi vi parlo di un libro che è entrato con prepotenza nel mio animo e lo ha colpito con una tale violenza da obbligarmi ad aspettare qualche giorno per scriverne le sensazioni e raccontarne le emozioni provate. All’ultima pagina le mie tempie pulsavano e mi mancava il respiro.

Incuriosita dal titolo, senza sapere quale fosse il contenuto poiché non avevo nemmeno letto la quarta di copertina, quando ho iniziato la lettura devo ammettere di aver perfino stretto le labbra in una smorfia rassegnata. Temevo il dejà vu, si parlava ancora della pandemia e non desideravo affatto che il suo ricordo uscisse dai luoghi dell’oblio dove l’avevo obbligato.

La scena iniziale, che tale resta in tutta la narrazione, vede una famiglia qualunque dove quattro individui e il cane di casa si amano, si sopportano, si rincorrono e si sfuggono. È il racconto del tempo dilatato di giorni equivalenti in un appartamento che diventa sempre più piccolo allo scoccare delle ore, un ciclo che scorre e si ripete uguale fin dalle ore 9:00 del 27 febbraio, per quasi tre mesi.

L’essere imprigionati in un luogo circoscritto, con il WiFi che si interrompe, viene appositamente staccato durante le lezioni in DAD o il lavoro a distanza, sono scene vissute in tutto il globo in un periodo che oggi sembra lontanissimo.
Allora tutti ci assomigliavamo, eravamo affini nelle routine quotidiane, solidali nella prigionia imposta, finalmente uguali.

Poi l’incubo è terminato e siamo ritornati alla regolarità del prima, abbiamo riconquistato la libertà.
Quasi tutti.
Ed è qui che il romanzo di Beatrice Varetto diventa potente, fortissimo e unico.

Qui c’è il dramma ereditato da un tempo anteriore ancora più lontano del 27 febbraio 2020 e nascosto in mezzo alla consuetudine, racchiuso nella quotidianità.
La tragedia è palpabile e cresce man mano che i capitoli fanno scattare l’orologio del tempo ed esplode alle ore 21 del 21maggio, se ne subisce tutta la tensione e si è costretti a riflettere.

Beatrice Varetto, racconta una normalità forzata, una realtà con cui nessuno vuole misurarsi. Usa magistralmente frasi all’indicativo presente, inaspettate e dirette che frustano con sferzate colme di un’ironia pungente, amara, vera il lettore per accompagnarlo ad ammettere che la vita ha tanto da dare.

Namasticazzi, edizioni L’arca di Noè, di Beatrice Varetto, assolutamente da leggere.

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